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PROFILE

Alberto Gnerro

Name: Alberto Gnerro
Born: 26/07/1969
Living in: Cossato, Italy
Height: 174cm
Weight: 62kg
Job: commerciante
Began Climbing: 1986
Best Onsight (sport climbing): La più dura che farò...
Best Flash (Sport climbing): Il flash toglie la parte migliore della scalata. Sono contrario a questo tipo di performance, non ne do alcun valore anche se in passato qualche volta l'ho praticata.
Hardest Redpoint: Il mattino alle otto quando apro il negozio
Gare migliori: devo ancora farla, ma forse è un po' tardi

Music: l'ultimo concerto del Boss è stato il migliore
Favourite drink: No bevanda ma cappuccino alla vaniglia
Favourite meal: -
Hobby: sci agonistico
Website: DoctorGnerro.it
Sponsors: La Sportiva, CAMP , Laboratorio Sport , RunOut Climbing School , E9

Alberto Gnerro

interview by Daniel Vecchiato and Giovanni Cozzio © FreakClimbing.com all rights reserved

E' un po' che dovevamo pubblicare questa intervista! Un'intervista importante con un personaggio mitico dell'arrampicata italiana!
Andiamo a scoprire insieme Alberto Gnerro!!

 

Alberto Gnerro on Ground Zero, 9a
Alberto Gnerro on Ground Zero - ph: Gnerro Collection

 

Come e quando hai cominciato a scalare?
Ho visto un filmato di Edlinger in televisione e...

 

Cosa aveva in più l’arrampicata rispetto allo sci?
Dire che l'arrampicata avesse qualcosa in più dello sci sarebbe un po' ingiusto, e sicuramente non perché ora sono ritornato alle gare di sci. Cambia solo il tipo di approccio. Rimangono due sport che a livello mentale e pre-gara hanno delle forti similitudini. Il fatto che io avessi cambiato e mi fossi dirottato verso l'arrampicata da un giorno all'altro è stato guidato dalla forte sensazione di aver trovato qualcosa in cui potevo esprimermi al meglio. È una fortuna di pochi. Ci sono molti talenti tra di noi e molti di loro non riescono a trovare la giusta via.

Ti ho visto una volta ad una tappa del Korto, qualche anno fa, (io scalavo si e no da due anni) credevo che fossi un boulderista della nuova generazione, molto talentuoso e che non mette piede in falesia… poi nel tuo sito ho visto che sei sulla scena da metà anni ‘80 e che vai anche in falesia…Come è ora rispetto a quei tempi? Quante cose sono cambiate? Cosa e’ meglio ora rispetto a prima? E viceversa
Forse il mio aspetto ti ha un po' tradito ma come età purtroppo non ho molto a che vedere con la nuova generazione. Scalavo ai tempi in cui Moffat ,Edlinger ed altri grandi del tempo dettavano legge nel mondo verticale. Scalo ancora oggi. Forse la scintilla che bruciava cosi forte allora oggi si è un po' affievolita ma la mia voglia di assaporare le soddisfazioni che questo mondo ti offre sono ancora tante. È chiaro che l' entusiasmo che dirigeva i tuoi allenamenti allora non può essere lo stesso. Purtroppo non si rimane bambini per sempre ,si cambia, subentrano molte cose, e la vita cambia il modo di vedere le cose.
Ciò che era bello una volta, era il carattere mistico e quasi ascetico che girava attorno alla scalata. Ho iniziato nel 1986 in coincidenza con Sportroccia....ero tra il pubblico... il momento in cui Edlinger a Bardonecchia esce dalla sua tenda per affrontare la via che l'avrebbe consacrato campione mi è ancora ben impresso...il silenzio era mistico ...anche le mosche avevano smesso di volare. Poi sono arrivati i circuiti ufficiali, la coppa del mondo, gli europei e tutto quel misticismo che riempiva l'atmosfera di gara prima ,ha dovuto lasciare spazio alle urla da stadio di un pubblico esaltato per le performance dei re della resina. Ma credo sia giusto cosi e tutto ciò fa parte dell'evoluzione di questo sport. Roccia e resina possono essere allo stesso tempo realtà staccate, o viaggiare insieme. Per me la prima è il romantico motore che mi spinge ad allenarmi continuamente in maniera seria. La resina rimane comunque il mezzo più comodo ed indispensabile per farti progredire. Rappresenta comunque oggi il mezzo migliore per portare l'arrampicata tra le masse. Il carattere itinerante rimane comunque alla base della mia arrampicata. Girare e scoprire nuove cose per non rendere il tutto monotono e ripetitivo credo che sia per molti ed io mi metto tra questi la condizione base per mantenere alti livelli motivazionali per diversi anni.

Alberto Gnerro
Alberto Gnerro - ph: Gnerro collection

Alcuni climbers della tua generazione hanno smesso di scalare, altri scalano poco, e altri, come Manolo, hanno fatto il 9a a quasi 50 anni! Quali sono i tuoi piani /progetti per i prossimi anni?
È difficile fare progetti e per farli forse dovresti essere professionista a tempo pieno. Per me non è più così. Alle volte cerco di “averne” ma poi ti accorgi che scontrandoti con la vita di tutti i giorni ci sono un sacco di deviazioni e impegni che ti distraggono. Preferisco quindi gestire tutto ciò che riguarda l'arrampicata nel breve termine e seguire le motivazioni del momento senza pormi obiettivi a lunga scadenza. Ci vogliono un sacco di energie mentali e sostegno per essere competitivi a questa età. Forse ciò che più mi manca ora e che potrebbe darmi un giusto equilibrio per perseguire grossi risultati, è una famiglia mia. Pensandola un po' da sognatore vorrei ancora vivere di arrampicata o lavorare all'interno di un team per lo sviluppo di qualcosa. In tal senso mi sono impegnato ma è difficile, ed oggi il fatto di ereditare dai miei un lavoro che mi dà da mangiare mi pone in una condizione privilegiata. Mentre ti scrivo queste parole sto aprendo a Biella una sala di arrampicata e quindi forse qualcosa che riguarda i miei vecchi progetti si sta realizzando.

Ground Zero 9a e’ forse la via che tutti ricollegano ad Alberto Gnerro; come e’ stata quell’ avventura, cosa ha significato per te?
In effetti Groundzero ha avuto un grosso riscontro. Imputerei questo successo legandolo al nome che gli ho dato, al fatto che l'abbia fatto l'11 settembre e soprattutto in un posto come Sarre. Come amo dire Groundzero per me non è altro che la chiusura di un conto aperto qualche tempo prima e poi abbandonato per mancanza di motivazioni. Un grazie quindi ai fratelli Bindhammer che come due agenti catalizzatori hanno risvegliato in me quelle energie mentali che mi hanno portato a saldare il conto

 

Alberto Gnerro
Nel tuo sito (DoctorGnerro.it) dedichi molto spazio alle emozioni e alle storie particolari legate a delle vie che (probabilmente) per te hanno significato molto; ce ne vuoi raccontare qualcuna?
Di che cosa viviamo se non di emozioni...chi si diverte e ride facendo un 8c? Nessuno credo... ma quando arrivi in cima e moschettoni la catena, ti acccorgi di aver fatto il tuo piccolo ottomila e le fatiche del momento e dei giorni passati ad allenarti sono ripagate in un momento. L'arrampicata è un mix di motivazioni e la sensazione del precario mi ancora a questo mondo. Ad ogni livello siamo alla ricerca del nostro limite ed il fatto che ogni via sia comunque una storia a parte fa diventare l'arrampicata un isola dalla quale è difficile fuggire.

 

Allora Alberto, ma dicci un po' che ti fa impazzire di più nelle signorine?
Anni fa ero molto propenso verso le tacche arcuate...ora preferisco le prese un po piu tonde...sai com'e...i gusti cambiano! Nel particolare devo dire che il sorriso di una donna è una caratteristica che mi colpisce molto...

Nei weekend scorazzi da ovest ad est come noccioline, ma quante cavolo di macchine hai fuso?
Viaggiare per arrampicare e arrampicare viaggiando...è una priorità e non solo mia. Da queste parti forse noi un po' più degli altri ...ma questo è dovuto al fatto che fortunatamente siamo vicini e lontani da tutto nello stesso tempo. Se smetti di viaggiare perdi le motivazioni che nascono dal fatto di provare vie nuove in terreni diversi. Ho visto molta gente smettere per questa ragione.

Ma senti un po' non credi che sia ora di finirla di andare avanti a liquirizie, zucca e aspartame e di bersi una sana birrozza nel pre e post falesia?!?
Vorrai mica togliermi questi piccoli piaceri della vita. Cosa vuoi di più...due buone Haribo tra una seduta e l'altra, una moka da dodici con 40 pastiglie di aspartame ( scherzo ho smesso con quella roba ) e alla sera un kilo di zucca al forno addittivata con lievito di birra e peperoncino....La sana birrozza che tu mi consigli non mi piace....troppo amara.

Gira voce che la tua tifosa nummbbbere 1 è una signora di mezza età... la signora Mirella...
Mia mamma! Pur non avendo tradizione sportiva alle sue spalle, visti i tempi ed i luoghi in cui è nata, è riuscita a trasmetterci la passione per lo sport in genere a me e mio fratello. La ginnastica, poi lo sci, per approdare infine all'arrampicata. In questo caso l'inizio è stata una dura lotta . L'ignoranza nel conoscere e la fama negativa di cui godeva il mondo verticale al tempo mi hanno messo un po’ i bastoni tra le ruote. Ho trovato fortunatamente un amico nel quale i miei riponevano fiducia...ero quindi in buone mani. Ora mia madre è realmente la persona che più mi incoraggia nel proseguire questo cammino. Mi sprona ancora oggi a fare le gare e ogni tanto casco nel tranello. La passione per le gare è innata e in ogni caso credo che per ogni persona che pratica sport, la gara sia un esperienza che ti cresce interiormente e ti mette ancor di più di fronte ai tuoi limiti. Come si potrebbe migliorare senza un confronto diretto...

 

Alberto Gnerro climbing in Gressoney

 

E' solo una tifosa o anche il tuo coach?
E' per me una tifosa quando sono in gara... ma è sicuramente stata il mio coach nella vita ed ancor oggi ne ha da insegnarmi.

 

Alberto Gnerro
Vero che la signora Mirella diventerà anche il trainer della nazionale nel settore power visti i risultati che ha avuto con te?
Dai miei ho ereditato le informazioni genetiche ed in effetti tutti e due erano persone predisposte alla fatica. Ti assicuro però che io mi sono allenato molto e se oggi a 37 anni le mie condizioni fisiche sono buone è perche ho alle spalle un grosso lavoro di base. Forse alcune volte mi sono allenato anche troppo. Oggi come oggi cerco di contenere quell'esuberanza giovanile di un tempo. Diciamo che sto piano piano sostituendo la qualita con la quantita. Cosa necessaria comunque visti i tempi di recupero ampiamente dilatati negli ultimi tre quattro anni. Sono quindi trainer di me stesso e su di me ho sperimentato molto...e molte volte ho anche sbagliato.

 

Come ti sei avvicinato alle gare?
Come ti ho gia detto per me le gare sono la normale evoluzione della vita di un atleta. Io arrivavo gia dalle gare di sci e quindi per me scontrarsi in gara era un fatto giusto e del tutto normale.

Perché le hai abbandonate?
Ti sbagli.Forse sono un po' incostante ma non le ho abbandonate. È solo che ho bisogno dei miei tempi di recupero mentale ed essendo molto emotivo soffro molto la situazione di gara. Forse dirottero la mia attività agonistica un pò di piu sul bouder. Se ci pensi è un po' un paradosso visto la componente esplosiva che ti richiede questa specialità ma il fatto che sia meno stressante mi lascia gestire la gara in maniera migliore.

Ti rimetteresti in pista?
Non ho mai smesso di esserlo... soprattutto con me stesso...

Quale è stata la più bella gara a cui hai partecipato?
Forse un edizione delle gare di Coppa che si sono svolte a Lecco. Ho affrontato un quarto di finale che penso fosse 8b. Ho fatto l'unica catena lasciando il secondo circa quindici prese sotto...Fu una bella soddisfazione ma erano solemente i quarti purtroppo.

Adesso che sei un tracciatore, ti è mai successo di essere criticato per la tua tracciatura?
Certamente la mia fama sulla tracciatura alle volte è un po esagerata. Se la via è dura l' ho tracciata io in caso contrario non ci ho messo le mani. Quello che mi piacerebbe fosse chiaro e che io non sono li per fare cadere la gente ma piuttosto per offrire delle vie interessanti sulle quali mettersi alla prova...In gara ci sono atleti molto forti. Vuoi mica farli stare in isolamento delle ore per uscire e fare un 7b

 

Alberto Gnerro
Quale è il posto in cui ti è più piaciuto tracciare?
Il ricordo più bello è legato alle tracciature che facevo al Master di Malé con Leonardo...era un ambiente piacevole e non solo per noi ma anche per gli atleti che vi prendevano parte...diciamo una vacanza di lavoro durante la quale cercavamo di tirare fuori il meglio di noi stessi. Il fatto che questa gara oggi non venga piu organizzata è un grossa perdita.

 

Risposta obbligatoria(senza “pari merito”): tracciare o gareggiare???
Una risposta difficile per due cose diverse e complicate. Rappresentano entrambe una ricerca . Nella tracciatura imponi il tuo stile, mentre in gara lo subisci. Se non vuoi pari merito la gara ha comunque la precedenza sulla tracciatura.

Tacche o svasi?
Tacche e svasi. Va tutto bene. Sicuramente su una tacca esprimo piu forza ma negli ultimi tempi sono miglirorato molto anche sugli svasi...

Boulder o cordone?
La corda resta il mio gioco preferito ma sicuramente come ho sempre sostenuto il boulder è sicuramente il mezzo tecnico per migliorarsi nelle vie dure. Ti insegna a muoverti e ad andare al limite.

 

Alberto Gnerro... post infortunio
Raccontaci un po' invece di questa tua ultima grande avventura, mi dicono si chiami SS 26!
Si chiama proprio cosi in onore della strada che taglia in due la Valle d'aosta. La via è la contiuazione di Lucky Man. 45 metri di tacche e tutte naturali. Credo che sia veramente un opera d'arte ed un gran colpo di fortuna ver potuto chiodare una linea del genere. Sicuramente irripetibile....

 

SS 26: hai sottolineato che è tutta naturale! Che mi dici tra naturale e scavato...? E della soddisfazione di trovare una linea naturale?
Sull' argomento si potrebbe parlare fino a sfinirsi ognuno mantenendo le proprie posizioni. La mia idea e che prima di usare il trapano per creare delle prese bisognerebbe riprovare un passaggio diverse volte accertandosi cosi dell'impossibilita di salire in maniera naturale. Tu mi dirai allora che dipende dal livello del chiodatore...certamente ècosi. Basterrebbe essere coscienti delle proprie possibilita e lasciare ad altri il lavoro. A gressoney c'e una linea che deve essere ancora liberata e che penso abbia un blocco di almeno 8a+ in cui non riesco a muovermi. E' ancora li cosi...In ogni caso non ho niente contro lo scavo visto che anch'io ne sono un po colpevole. Ci sono modi e modi di scavare. E' un lavoro di cesello che se fatto bene puo dare buoni risultati.E poi se avessi potuto evitarlo in questi anni lo avrei fatto volentieri...sai quanta fatica in meno. Al Cubo e a Sarre per fare una via ci passavo le giornate. Ma da noi la roccia è cosi...povera di prese. O hai tempo per girare o ti adatti a qualche lavoro di bricolage. L'unico rammarico e di non aver trovato certe linee prima di altri...Oggi come oggi non ho piu voglia di scavare. Forse chiodero meno linee ma sicuramente con piu soddisfazione e meno fatica...

Ma spiegaci un po', che robbba è un 9a?!?
Il 9a è solo un numero...è tutto cio che sta alla fonte che conta. Allenamenti, diete motivazione, i miei 37 anni e ancora la voglia di tirare. Alle volte ti chiedi da dove arrivi tutta questa voglia di faticare e mettersi in gioco. Alcuni dal di fuori potrebbero pensare che sia un po il mezzo per scaricare frustrazioni...io penso sia solo aver trovato se stessi in quello che fai. Nel momento in cui fai queste vie al tuo limite sei cosi concentrato che una volta fatta non realizzi veramente la tua performance . E quindi per ogni perforamnce ad alto livello bisogna aspettare che qualcuno giudichi onestamente cio che hai fatto.

Alberto Gnerro on Iena

Come ti vedi e come vedi...l'arrampicata nei prossimi anni?
E' difficile fare delle previsioni. Se mi avessi posto la domanda ai tempi in cui prendevo parte alle gare di Bardonecchia nel 1988 ti avrei pronosticato un grande futuro con atleti sponsorizzati e noti alle folle come accade negli altri sport. Piano a piano queste speranze sono un po sbiadite, e oggi mi sembra che anche se esistono regolari competizioni ciò che viene di piu a mancare sia una corretta gestione della mediatizzazione. La gente comune pensa ancora che scalare a mani nude sia senza l'uso della corda, ed i personaggi più noti rimangono legati a questa immagine sbagliata dove viene piu coltivato il mito dell'estremo, anziche quello dello sport vero e proprio. Questo lo trovo un pò mortificante soprattutto per atleti che la corda la usano sempre e si rinchiudono nei loro bunker per delle ore a tirare prese alla ricerca di un qualcosa che stenta ad arrivare. Per quanto mi riguarda vorrei avere dieci anni in meno non tanto per una questione fisica ma giusto per evitare quegli errori che in gara mi hanno fatto sbagliare spesso. Oggi mi sento più sereno nell'affrontare le gare e anche se ho 37 sento che qualche risultato potrei ancora farlo. Mi manca solo un tassello molto personale da aggiungere...Per il resto credo che le vie lavorate e quelle difficili di più tiri potrebbero essere un ottima motivazione prima del mio prepensionamento che in ogni caso pronostico ancora un bel po' in là nel tempo...

Su di te si narrano un sacco di leggende, qual'è la più folle/falsa che è giunta alle tue orecchie.... o sono tutt vere?!?
Una volta ad una gara una voce da dietro mi chiede se era vero che facevo una trazione con un braccio con 96 chili appesi....a quel punto ho capito che proprio non c' eravamo...

Grazie Alberto... e visto che la tua miglior performance deve ancora venire... aspettiamo news!


Alberto

 

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